La parola memento (dal latino, letteralmente "ricordati", imperativo futuro, seconda persona singolare) in inglese indica comunemente qualsiasi oggetto utilizzato per ricordarsi di un evento passato.

no-one-tells-me-who-i-love:

“L'amore da una parte sola non basta, Giò. Le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l'anima a chi non è disposto a regalare la sua. Chi non fa regali, non apprezza i regali. Tu cerchi Iddio in terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Iddio non si inventa e neppure l'amore. L'amore è un dialogo, non un monologo.”

Oriana Fallaci.

ipusheveryoneaway:

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Alessandro Baricco, “Oceano mare”

effehope:

“Ti commuovi spesso e per i motivi più disparati. Non per via dei film romantici o delle canzoni strappalacrime. Ti commuovi per le cose vere, hai detto, me ne hai raccontate due o tre l’altra sera, e non so se fosse la birra o il tuo modo di parlare, ma l’altra sera era una di quelle sere in cui vorresti rimandare per sempre il momento del distacco, quell’attimo in cui la magia delle confessioni e delle cose che “domani nemmeno sotto tortura” finisce. Mi hai parlato di quanto ti faccia venir voglia di piangere la fede al dito delle ragazze giovani. Non sai se di felicità o tristezza, ma credi sia nostalgia, nostalgia di un amore che una volta hai provato e poi non ti è più venuto così bene. Gli abiti bianchi, le case bianche, i piatti bianchi, la purezza. La purezza mi fa piangere, hai detto, e mentre lo dicevi si vedeva che un tempo anche tu eri pura, troppo tempo fa. Avrei voluto dirti che vai bene anche così, con le tue macchie, ma non mi hai lasciato il tempo di parlare. Eri un fiume in piena, l’altra sera, chissà da quanto tempo non ti raccontavi davvero a qualcuno senza preoccuparti di apparire normale, o comunque al passo coi tempi. Mi commuovono i girasoli quando danno le spalle al sole, quasi avessero perso la forza di volontà per guardarlo ininterrotamente, quasi cercassero la notte in pieno giorno, così, per riposarsi un po’. Mi ricordano me, hai detto, anche io vorrei riposarmi dalle cose brutte e anche dalle cose belle, da quelle che ti entrano negli occhi e non le togli più dalla mente, vorrei riposarmi e non riesco mai a dormire. Ho notato le tue occhiaie solo a quel punto lì, a volte sai? Crediamo che i nostri difetti siano fastidiosi o troppo evidenti, invece gli altri ci fanno l’abitudine in men che non si dica, sono pronte le persone, siamo noi che non lo siamo fin troppo spesso. Mi fa piangere la luna quando è uno spicchio come stasera, guardala, hai detto, guardala. Non sembra che stia appesa al cielo per miracolo? Quando è piena è fiera, sembra indistruttibile, ma così è in bilico, sembra sul punto di cedere, di spezzarsi. Mi fa paura, e quando ho paura piango. Così mi ritrovo a piangere al buio e sugli aerei, quando sono lontana da casa e quando è troppo tempo che non me ne vado. Mi fanno piangere le lettere che non sono mai state spedite, ne ho un cassetto ricolmo, e mi fanno piangere le lettere che non hanno mai ricevuto risposta, insieme a quelle che non sono mai state lette per tutti quei motivi che la vita ci mette davanti e che ci impediscono di amare chi vorremmo, di baciare chi vorremmo, di stare con chi vorremmo. Mi fanno piangere perché immagino chi l’ha scritte, immagino quella piccola speranza che nemmeno tonnellate di delusioni riuscirebbero a schiacciare e mi si stringe il cuore, hai detto. Poi ti sei alzata in piedi, eravamo seduti di fronte alla vetrina di una profumeria. Hai iniziato a parlare più forte e più velocemente, sembravi un gatto che ha appena finito di mangiare, sazio di cibo e di carezze. Non volevi più essere sincera, essere sinceri è stancante, ti sfinisce se non ci sei abituato, allora mi hai preso la mano e mi hai detto “voglio andare a ballare”. Io ti ho portata a dormire, invece. “Stronzo” mi hai detto, ma l’hai detto col sorriso, e se fossimo andati a ballare chi lo sa, se avessimo ballato chissà se quel sorriso lì si sarebbe salvato.”

— Susanna Casciani

ventofr4icapelli:

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”

- Italo Calvino, “Lezioni americane”

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